Ursula von der Leyen e Angela Merkel30 giugno 2020. Si è concluso senza un accordo la prima riunione (virtuale) dei capi di Stato e Governo della UE dopo che la CE ha proposto il Recovery Fund da 750 miliardi di euro per la ripresa economica post-Covid19. Non c’è stato, infatti, consenso né sull’ammontare del fondo, né sulle condizionalità della spesa né sull’entità dei contributi che ogni Stato membro deve versare per i prossimi 7 anni al bilancio dell’UE. Al termine della riunione Angela Merkel ha affermato che "La struttura giuridica proposta dalla Commissione non è stata messa in discussione" e che "Nessuno ha contestato il fatto che la CE potesse emettere obbligazioni". Permangono, però, divergenze sulla dimensione del piano di salvataggio di 750 miliardi di euro e sulla quota costituita da sovvenzioni   a fondo perduto e quella rappresentata da prestiti. "La prima discussione è stata molto positiva", dice la presidente della CE, Ursula Von der Leyen, poiché molti hanno sottolineato che "deve essere fatto di tutto per raggiungere un accordo prima della pausa estiva".

19.05.2020. La proposta di Germania-Francia: finalmente un traino europeo e la ripartenza?
Merkel e Macron hanno proposto ieri pomeriggio un ⇒ «piano di recupero» (o di ripartenza che dir si voglia) da 500 miliardi di euro per consentire all’Unione Europea e ai Paesi più colpiti dal virus di uscire dalla crisi indotta dalla pandemia [Corriere della Sera, articolo di Stefano Montefiori]. Le sovvenzioni – incardinate sul bilancio pluriennale europeo, ancora da approvare – sarebbero a fondo perduto, sarebbero distribuite agli Stati più colpiti dalla crisi, sarebbero recuperate attraverso l’emissione di bond comunitari da rimborsare – alla loro scadenza - da tutti i 27 Stati membri della UE. Per la prima volta si ipotizza, dunque, una forma di emissione di debito comune: la Commissione Europea (CE) sarebbe autorizzata a finanziare il Fondo per la ripresa prendendo denaro a prestito sui mercati in nome e per conto dell’UE. O per dirla con le parole dei protagonisti, gli aiuti «non saranno rimborsati dai destinatari» ma «dagli Stati membri» nel loro complesso (Macron), mentre la Merkel ha sottolineato che il denaro arriverà «dal bilancio dell’UE, quindi non prestiti» e sarà messo «a diposizione delle regioni e dei settori più colpiti dalla pandemia». La dozzina di Paesi dell’Area Euro (tra cui l’Italia, la Spagna, il Belgio) capeggiati dalla Francia vedrebbe così soddisfatta l’esigenza di non aumentare il proprio debito pubblico (già elevato), ma anche ridimensionate le aspettative riferite alla quantità di risorse messe in campo. Qualcosa anche per i Paesi rigoristi capeggiati dall’Olanda? Si, il passaggio del documento in cui si dice che gli aiuti saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme».

Una proposta di mediazione sulla quale l’unanimità resta da trovare. La presidente della CE, Von der Leyen, incassa l’assist franco-tedesco ma dovrà tenere conto delle opinioni di tutti gli altri Stati membri oltre a quella del Parlamento Europeo. Nei prossimi giorni ci sarà una gran discussione ai tavoli europei, a partire dall’Ecofin di martedì. Il punto di caduta finale, tuttavia, sarà la proposta che la CE presenterà il 27 maggio. Salvo ulteriori rinvii.

Quali, infine, le risorse attese per l’Italia dai vari interventi messi in campo per la ripresa? Il ministro Gualtieri ha quantificato in circa 200 miliardi le risorse in arrivo dalla UE, così distribuite: 20 miliardi dal SURE (ammortizzatori sociali), 40 miliardi dalla linea di credito della BEI; 36 miliardi dal MES e, infine, 100 miliardi dal Recovery Fund.

Che la prossima settimana possa essere quella decisiva per risolvere la lunghissima trattativa in essere tra i Paesi del nord e del sud dell’Europa? Che la proposta congiunta Germania-Francia abbia la portata di una rinnovata leadership politica capace di traino e di ripartenza per una UE afflitta dalla più grave depressione sperimentata nell’ultimo secolo? Vedremo, se sono rose fioriranno. Il mese, peraltro, sarebbe quello giusto.

Mini-scenario europeo di riferimento al 29 aprile 2020. L’unico strumento di politica monetaria (ed economica) utilizzabile fin dalle prossime settimane è costituito dagli acquisti di attività della BCE che servono per finanziare l’Europa. Prima di giugno, infatti, non arriverà un euro dall’UE o dai Fondi SURE (salva-occupazione) o dalle garanzie della Banca Europea degli Investimenti (BEI). Attesissime, pertanto, le decisioni della BCE in merito ad un ampliamento della consistenza quantitativa e ad un allungamento della scadenza del programma di acquisti PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme).

Le decisioni della BCE del 30 aprile 2020. Le più importanti sono:

  1. di continuare gli acquisti di attività iniziati dalla fine di marzo 2020 nell’ambito del nuovo Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme, PEPP), che ha una dotazione finanziaria complessiva di 750 miliardi. Ciò al fine di contrastare i gravi rischi a cui il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e le prospettive per l’area dell’euro sono esposti a causa della pandemia di coronavirus;

(2) che gli acquisti netti continueranno a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro fino ad una dotazione temporanea aggiuntiva di 120 miliardi di euro da conseguire entro la fine del 2020;

(3) che il capitale rimborsato sui titoli in scadenza continuerà a essere reinvestito integralmente finché ciò sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario;

(4) che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento presso la BCE rimangano invariati. Cioè allo 0% per il rifinanziamento principale, allo 0,25% per il rifinanziamento marginale e a -0,50% per i depositi presso la BCE.

In sostanza: le decisioni prese garantiscono più liquidità in risposta alla pandemia di coronavirus e assicurano i flussi di credito necessari all'economia.

Mini-scenario di riferimento per la decisione della Corte costituzionale federale tedesca.

La Corte Costituzionale Federale tedescaFin dal 2015, la BCE ha puntato sull’allentamento quantitativo (Quantitative Easing, QE) per sostenere l'economia, accumulando circa tre mila miliardi di euro di obbligazioni. Con buona parte dell’Eurozona che rischia la recessione, ha in programma – come abbiamo appena visto - ulteriori iniezioni di liquidità finalizzati a mantenere bassi i costi di finanziamento per aziende e governi. In Germania, tuttavia, un gruppo di accademici e imprenditori combatte tale politica sostenendo che la BCE vada oltre il suo mandato perché incoraggia gli Stati a non seguire un percorso virtuoso di consolidamento dei conti sapendo di poter contare sulla rete di sicurezza della BCE. Poiché tali acquisti costituiscono un finanziamento diretto dei Governi si configura una violazione del Trattato Europeo. Altro punto oggetto del ricorso da loro presentato alla Corte Costituzionale tedesca riguarda la liceità della partecipazione della Bundesbank agli acquisti di bond. Su entrambi gli aspetti la Corte si è espressa il 5 maggio.

Il giudizio della Corte Costituzionale federale tedesca. 5 maggio 2020.

La Corte Costituzionale tedesca ha confermato che il programma di acquisto di titoli pubblici della BCE, ovvero il QE, rispetta le leggi federali della Germania. La Corte, infatti ha annunciato di "non aver riscontrato violazioni della regola del non finanziamento monetario dei Bilanci degli Stati" nei programmi di acquisti di titoli della BCE.

Relativamente al secondo punto, invece, la Corte ritiene che il governo federale ed il parlamento tedesco hanno violato la costituzione per non avere adeguatamente impegnato la BCE sull’attuazione dei programmi di acquisti e in particolare affinché queste operazioni seguissero i necessari criteri di proporzionalità. Perciò “la Bundesbank - recita la sentenza - potrà non partecipare ulteriormente all’attuazione delle decisioni della BCE, fino a quando il Consiglio BCE non adotti una nuova decisione che dimostri in maniera comprensibile e sostanziale che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti non sono disproporzionati”. Cioè che venga dimostrata la proporzionalità negli acquisti di debito dei diversi Stati. Entro i prossimi 90 giorni.

Le reazioni a caldo.

La BCE. Sta valutando la sentenza diffusa dalla Corte Tedesca sul programma di acquisto di titoli di Stato “e si esprimerà a tempo debito”. Lo ha detto un portavoce della BCE.

La Commissione Europea (CE). “Riaffermiamo la supremazia del diritto comunitario: le sentenze delle Corte di giustizia europea sono vincolanti per tutte le Corti nazionali". Così il portavoce capo della CE Eric Mamer che ha altresì aggiunto “La commissione ha sempre rispettato l’indipendenza della BCE nell’attuazione della politica monetaria”.

La Bundesbank. Costretta a vendere i titoli di Stato tedeschi? Se i chiarimenti richiesti alla BCE (entro tre mesi) non fossero convincenti, la Bundesbank non solo potrebbe non partecipare più al piano di acquisto bond ma la Corte tedesca ha stabilito che la Banca Centrale tedesca sarebbe costretta a vendere i titoli di Stato (tedeschi) acquistati durante l’applicazione del QE.

Bruxelles. Slitta la proposta UE per il bilancio 2021-2027 e quella di Recovery fund che la Commissione Europea avrebbe voluto presentare domani. Di qualche settimana. Almeno.

In sostanza: fin qui sono emersi con chiarezza due aspetti che debbono trovare una composizione politica che non sarà né semplice né immediata. Il primo è la volontà da parte della BCE di fornire la liquidità necessaria ed il credito richiesto da Stati (finanza pubblica) e imprese e lavoratori (società ed economia). Dall’altro è lo scontro sempre più acuto all’interno della Germania tra chi ha a cuore l’Europa e chi la sola Germania.

UE/XIV/23 Consiglio Europeo. Cosa ha deciso il Consiglio Europeo (CE)?

Ha concordato un pacchetto di aiuti di oltre mezzo trilione di euro per fornire un sostegno immediato alle economie degli Stati membri devastate dal coronavirus. "Abbiamo approvato gli accordi su tre importanti reti di sicurezza per lavoratori, imprese e sovrani, per un importo di 540 miliardi di euro", ha affermato il presidente del CE Charles Michel. "Chiediamo che il pacchetto sia operativo entro il 1 ° giugno 2020.

"È stato anche discusso un piano di risanamento a più lungo termine, ma l'UE sta lottando per raggiungere un accordo sulla distribuzione del debito, con i paesi dell'Europa settentrionale, come i Paesi Bassi e la Germania, riluttanti a condividere troppi debiti per paura di dover pagare il conto per gli altri”, ha aggiunto Michel. A tal proposito si ricordi che L'UE è stata divisa sul bilancio comunitario per oltre un anno poiché alcuni contribuenti - Germania e Paesi Bassi, in primis – erano riluttanti a colmare il divario di spesa (stimato in 75 miliardi di euro) lasciato dall’uscita del Regno Unito dall’UE.

La presidente della Commissione Europea (Ursula von der Leyen) - ha annunciato il presidente del CE Charles Michel – è stata incaricata di produrre una proposta per un Fondo che sia «di sufficienti dimensioni, mirata verso i settori e le parti geografiche dell’Europa più colpite dalla pandemia”. Un Fondo che, su insistenza italiana, è stato definito «necessario e urgente». La proposta dovrebbe essere confezionata entro il 6 maggio. «Tutti – ha detto Angela Merkel – hanno concordato sul fatto che serve un piano congiunturale, o come viene chiamato un fondo di ripresa. Voglio dire in modo molto chiaro che una risposta comune del genere è anche nell’interesse tedesco. La Germania sta bene solo se l’Europa sta bene».

Cresce, pertanto, la consapevolezza delle fosche prospettive economiche europee. Durante la riunione del CE, la presidente BCE Christine Lagarde ha parlato, infatti, di un calo del Pil dell’Eurozona compreso tra uno scenario ottimistico di calo del 5%, ad uno intermedio di -9% fino ad uno, drammatico, di -15%. «Attenti a non fare troppo poco troppo tardi – ha concluso, perché – un fondo di ripresa deve essere veloce, saldo e flessibile».

In conclusione, il Consiglio Europeo di ieri: 1) ha approvato il pacchetto da 540 miliardi di euro contenente le tre principali misure sulle quali si era raggiunto l’accordo nell’ultimo Eurogruppo; 2) ha accettato l’idea di un Fondo per la Ripartenza che un mese fa pareva irrealizzabile; 3) ha incaricato la Commissione Europea di elaborare una proposta che quantifichi l’ammontare del Fondo, individui le modalità della sua contribuzione ed erogazione tra gli Stati membri e definisca le caratteristiche operative dell’intervento. Insomma, il CE ha rinviato la palla infuocata alla Commissione Europea incaricandola di confezionare un canovaccio più stringente per la discussione che impegnerà i prossimi mesi delle varie istituzioni europee (Eurogruppo, Consiglio, BCE in primis). Che https://www.rilanciafriuli.it continuerà a seguire perché decisiva per l’economia italiana e nostrana.

UE/XIII/22 aprile. Il presidente del Parlamento Europeo Sassoli fa il punto della situazione alla vigilia del Consiglio Europeo del 23 aprile

«Il Consiglio Europeo del 23 aprile è importante”, dice, perché “Si apre la partita decisiva. Per l’emergenza abbiamo un ampio ventaglio di fondi e prestiti che sono già rilevanti. Ma la profondità della crisi impone un vero progetto di ricostruzione, un nuovo Piano Marshall, che a differenza di quello del Dopoguerra dev’essere finanziato dagli stessi europei. L’idea degli ultimi giorni, è di procedere con un Recovery Fund legato al Bilancio dell’Unione e in grado di finanziarsi sul mercato, con l’emissione di obbligazioni, cioè di titoli comuni. Questo va nella direzione di un’Europa solidale che condivide il peso della crisi. Il Consiglio dovrebbe dare mandato alla Commissione di formulare in tempi rapidi una proposta in questo senso. La previsione è di avere a disposizione oltre 1500 miliardi di euro, una cifra enorme che può essere garantita con l’emissione di bond”.

Il Bilancio al quale viene legato il Recovery Fund parte dal 1° gennaio 2021: 8 mesi sono troppi? Risponde Sassoli: «Certo, ma l’esperienza ci aiuta. Possiamo infatti rendere operativo il fondo subito, mediante la procedura usata per il Piano Juncker: una garanzia temporanea della BEI subito, da sostituire con quella del Bilancio, in seguito». «Se organizziamo il Recovery Fund e mettiamo come garanzia il volume del bilancio pluriennale si possono emettere titoli. È lo stesso meccanismo che SURE ha usato sulla riassicurazione per i disoccupati, con un massimo di 100 miliardi di euro. La differenza è che in quello strumento la garanzia devono darla direttamente gli Stati, mentre qui viene dal bilancio, il che darà ai bond quotazioni molti favorevoli”.

Una obiezione all’uso del bilancio come garanzia del fondo, è che si ricade nel gioco dei veti reciproci che ha sempre segnato la trattativa sul bilancio pluriennale dell’Unione. Il bilancio, infatti, non è stato ancora approvato. Un ulteriore punto dibattuto è se convenga usare il MES. L’opinione di Sassoli? «Il MES è una cassa prestiti, non è più il vecchio Fondo Salvastati. Nel nuovo regolamento sarà chiaro che non ci sono condizionalità diverse dalla destinazione per spese sanitarie dirette e indirette legate alla lotta al coronavirus. Avrà un tasso molto favorevole, in media dello 0,3%. Può essere conveniente. Ma questo lo deciderà il governo italiano».

L’obiezione sollevata da Salvini e Meloni per rifiutare l’uso del MES è che le condizionalità potranno sempre essere reintrodotte. «Non è vero. La nuova linea del MES sulle spese sanitarie ha un’identità ben separata, con un suo regolamento e sue modalità. Chi prende quei soldi, con la sola condizione della destinazione d’uso, li restituirà al tasso e nei tempi concordati”, è la riposta di Sassoli. Quali saranno le risposte fornite dal Consiglio Europeo che inizierà tra poche ore?

Documento spagnolo in vista del Consiglio Europeo di giovedì prossimo.
Il suo scopo è rilanciare l’Europa dopo la pandemia da coronavirus per cui contiene due progetti: quello del bond perpetuo e quello di una Unione fiscale che cancelli i paradisi fiscali. (Come quelli d’Olanda, ad es.).

Si è visto che la riunione dell’Eurogruppo che ha preceduto le festività pasquali aveva trovato un accordo di massima su diversi strumenti per un valore complessivo di 540 miliardi di euro. Ma il ministro europeo dell’Economia, Gentiloni, ha dichiarato che non è sufficiente né per entità di risorse né per ottica.

Il documento spagnolo sottolinea che l’UE dispone di "strumenti basati sul credito per far fronte alle esigenze di liquidità a breve termine, ma la risposta al Covid-19 non dovrebbe essere limitata alle misure che aumentano il rapporto deficit/pil". E quindi? E’ "opportuno istituire un nuovo Fondo di Ripresa Economica (Recovery Fundfondo senza una scadenza, quindi non un debito mutualizzato, con a garanzia direttamente il bilancio UE, volto a sostenere la ripresa europeasulla base di sovvenzioni agli Stati membri, che non aumentino i livelli di debito pubblico nazionale". Un Fondo che si stima alimentato da 1.000 a 1.500 miliardi di euro" e che “dovrebbe essere "finanziato attraverso il debito perpetuo dell’UE, sostenuto dai meccanismi giuridici già esistenti". La BCE "dovrebbe continuare a svolgere un ruolo chiave per garantire la stabilità finanziaria" e il Recovery Fund “concedere sostegno agli Stati membri attraverso il bilancio comunitario" sostenuto da quote nazionali ".

Il trasferimento di fondi dovrebbe iniziare in avvio del 2021 e continuare nei successivi 2/3 anni mentre “la priorità dovrebbe essere data ai programmi nazionali che avviano la transizione ecologica e digitale dell'economia e che aumentano l’autonomia industriale e tecnologica". Attenzione prioritaria sarà prestata ai settori più colpiti dal blocco delle attività e dalle misure di lotta al virus, come il turismo e i trasporti. Poiché le dimensioni totali del bilancio UE 2021-2027 devono commensurarsi all’entità della crisi, l’UE deve aumentare il massimale delle risorse proprie al di sopra della quota dell’1,2% attuale. E "avanzare verso la piena armonizzazione fiscale e la cancellazione di tutte le pratiche sleali tra gli Stati membri. La Spagna – si legge nel documento - favorisce il passaggio ad un sistema a maggioranza qualificata per le decisioni in materia fiscale".

Conte ha annunciato che “Nell’Unione europea ci sono altri otto Paesi disposti a nuove misure di sostegno economico. “Bisogna costruire un Economic Recovery Fund per contrastare la crisi“. La proposta spagnola? “Con qualche suggerimento di variazione, potremmo appoggiare per la sua conformità alle nostre finalità”.

Che sia un Consiglio Europeo chiarificatore sulla questione del Fondo per la Ripresa Economia e le sue modalità di finanziamento?

 

Coronavirus/Italia/II. Pubblicato in G.U. del 9 aprile il cosiddetto Decreto liquidità o Decreto Imprese

E’ articolato in 6 capitoli in cui affronta argomenti vari e 44 articoli. Ci soffermiamo in particolare sulle misure urgenti in a) materia di accesso al credito e ad accennare, b) alle misure per garantire la continuità aziendale nella fase dell’emergenza.

Le misure previste al punto a) intervengono in sostegno alle imprese in difficoltà con misure specifiche su cinque principali ambiti, ovvero: 1) accesso al credito; 2) sostegno alla liquidità; 3) sostegno all’esportazione; 4) sostegno all’internazionalizzazione e 5) sostegno agli investimenti. Le misure adottate prevedono garanzie da parte dello Stato per un totale di 200 miliardi di euro concesse attraverso la società SACE Simest, del gruppo Cassa Depositi e Prestiti, in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma. La garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa.

Il decreto potenzia altresì il sostegno pubblico all’esportazione attraverso un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di Sace sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%. Con ciò liberando fino a ulteriori 200 miliardi di risorse da destinare al potenziamento dell’export. L’obiettivo è di consentire a Sace di far fronte alla crescente richiesta di assicurare operazioni ritenute di interesse strategico per l’economia nazionale ma che la società non avrebbe altrimenti la capacità finanziaria di coprire.

Al punto b), infine, contiene altresì misure dettagliate per garantire la continuità delle aziende nella fase dell’emergenza, in particolare di quelle che prima della crisi presentavano una regolare prospettiva di continuità aziendale.

Coronavirus/Germania/V. Attenti all’Italia! "Frau Merkel resti ferma", è questo il titolo dell'articolo comparso il 9 aprile sulla versione online del giornale conservatore tedesco Die Welt, in cui si chiede al governo tedesco di non cedere alle richieste italiane. "La solidarietà è una importante categoria dell'Europa" ma "la sovranità nazionale nei confronti degli elettori è centrale". La solidarietà europea deve essere si generosa, ma "senza limiti e controlli?". "Dovrebbe essere chiaro che in Italia - dove la mafia è forte e sta adesso aspettando i nuovi finanziamenti a pioggia di Bruxelles - i fondi dovrebbero essere versati soltanto per il sistema sanitario e non per il sistema sociale e fiscale". "E naturalmente gli italiani devono essere controllati da Bruxelles e usare i fondi in modo conforme alle regole" perché "Anche nella crisi del coronavirus i principi fondamentali devono valere ancora".

Coronavirus/Germania/IV. Ex-cancelliere Schröder apre agli Eurobond

Anche Gerhard Schröder, l’ex cancelliere tedesco ha aperto agli Eurobond come strumento per reagire alla recessione.

Coronavirus/Germania/III. L’opinione del top manager tedesco

In Germania sta prendendo corpo una corrente di Realpolitik a favore delle concessioni all’Europa del Sud: sempre su Handelsblatt Thomas Enders, già top manager di Airbus, spiega che la Germania non deve lasciare l’Italia nelle mani dei sovranisti antieuropei e dell’insidiosa carità di russi e cinesi, i quali «comprerebbero in profondità fra i fornitori dell’industria tedesca».

Coronavirus/Germania/II. Ex-ministri tedeschi: "Piano Marshall per Italia"

Un "Piano Marshall" per Italia e Spagna. È la proposta degli ex ministri agli Esteri della Germania, Joschka Fischer e Sigmar Gabriel. In un articolo del 9 aprile pubblicato sia da Handelsblatt che da Tagesspiegel, avvertono che "l’UE corre il rischio di perdere la sua legittimazione" e "di fallire in modo drammatico" di fronte alla pandemia del coronavirus, "la più grande sfida dalla sua nascita", se non si interverrà nel modo più rapido possibile a favore dei Paesi europei più colpiti dall'emergenza. Chiedono che la Germania, "il più grande vincitore economico e finanziario d'Europa", faccia un deciso passo avanti e aiuti gli altri Paesi membri dell'Unione. "L'Europa ha adesso bisogno di due cose: aiuti comuni nella crisi e un comune programma di ricostruzione dopo la crisi". “L’Italia e la Spagna non dimenticheranno per cento anni se l'Europa e soprattutto noi tedeschi li lasceremo al loro destino: ed è esattamente quello che stiamo facendo".

Coronavirus/Germania/I L’Italia vista dalla Germania: l’editoriale dello Spiegel del 9 aprile

Il rifiuto tedesco degli eurobond è non solidale, gretto e vigliacco»: l’editoriale dello Spiegel scuote la Germania. Il direttore, Klusmann, scrive «invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond”. E continua dicendo che «L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra». Spiega che «Gli eurobond sono obbligazioni comuni emesse da tutti i Paesi dell’euro e non un’elargizione. Hanno il vantaggio di essere considerati un investimento sicuro, in quanto gli Stati con una buona reputazione come la Germania risultano responsabili anche per i debitori meno solidi, come l’Italia. Questo rende i prestiti un po’ più costosi per la Germania, ma notevolmente più economici per l’Italia. E conclude “sarebbe un chiaro segnale ai mercati finanziari, ma anche ai cittadini europei. Sarebbe la prova che non ci abbandoniamo l’un l’altro in tempi di maggiore bisogno».