Come conciliare lingua e territorio - Pubblicato su "Il Friuli" il  3 luglio 2020
Il Friuli 3 luglio 2020 - Articolo di Ubaldo Muzzatti - Il Belgio

Il Belgio, monarchia parlamentare, (soprav)vive da sempre in un difficile equilibrio tra le comunità principali, fiamminga (di lingua olandese, insediata nelle Fiandre) e francofona della Vallonia e di Bruxelles (città che però geograficamente si trova nelle Fiandre). Negli ultimi decenni del secolo scorso ha rischiato seriamente di implodere e per molti anni non ha avuto un governo per i veti incrociati delle due fazioni. Solo sul finire del ’900, con una coraggiosa riforma costituzionale, il Belgio è riuscito a scongiurare la secessione delle Fiandre e a tenere (precariamente) insieme il Paese. Infatti, con la riforma costituzionale del 1993, il Regno del Belgio è uno Stato federale.

Rallegra e rattrista, allo stesso tempo, dover costatare che una monarchia sia giunta, prima di una repubblica, a un più avanzato sistema democratico (avuto riguardo al significato sostanziale dei termini: il federalismo è intrinsecamente più democratico delle istituzioni centralistico-unitarie). 

Il Belgio, per evitare di
implodere, nel 1993 ha
riformato il modello
amministrativo: ne esce un
sistema complesso per una
realtà composita

Può essere interessante osservare l’architettura costituzionale su tre livelli, prevista per tenere insieme uno Stato, altrimenti destinato alla frammentazione: un governo federale; tre Comunità linguistiche (francofona, fiamminga e germanofona); tre Regioni amministrative al primo livello (Regione di Bruxelles-Capitale, Fiandre e Vallonia). È praticamente impossibile (e vale anche per il Friuli Venezia Giulia) far coincidere le aree degli enti amministrativi con le aree di insediamento delle comunità storico-linguistiche. Il Belgio ne ha preso atto e ha adottato questo innovativo sistema istituzionale, ispirato alle ‘organizzazioni a matrice’.

Palazzo Reale a Bruxelles - [Martin Falbisoner CC BY-SA 3.0]

ARTICOLAZIONE AMMINISTRATIVA NUMERO ABITANTI
Comuni  581  19.552
Arrondissements  43 264.000
Province 10 1.008.000
Regioni  3 3.877.000

Così solo la superficie delle Fiandre coincide con quella della Comunità linguistica fiamminga, ma già la popolazione fiamminga (6.016.000 persone) non coincide con i residenti nelle Fiandre (6.478.000 abitanti). Dunque, se si vogliono enti preposti alla erogazione di servizi efficaci ed efficienti e, al contempo, il riconoscimento di tutti gli appartenenti a varie comunità linguistiche ovunque residenti, quella istituzionalizzata in Belgio è una possibilità concreta.

COMUNITÀ LINGUISTICHE IN BELGIO ABITANTI
Fiamminga  6.016.000
Francofona  4.226.000
Tedesca  75.000

Ai livelli territoriali inferiori l’articolazione segue il vecchio modello francese (superato di recente in Francia): 10 Province (5 nelle Fiandre e 5 in Vallonia); 43 Arrondissements (22 Fiandre, 20 Vallonia, 1 Bru- xelles); 581 Comuni. Si può notare la discreta consistenza dei Comuni, rispetto a quelli finora visti, compreso il Friuli- Venezia Giulia.Per contro, se vorrà ancora seguire il modello francese - radicalmente modificato come vedremo prossimamente - il Belgio dovrà intervenire sulla parte centrale dell’articolazione (Arrondissements e Province) con una decisa semplificazione.

Curioso, infine, il compromesso lessicale usato per trasformare un regno – unitario per definizione – in federazione, definendo le entità costitutive Regioni: chiamarli Stati sarebbe stato troppo.



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CITTA’ E TERRITORIO - Uniti ma distinti - amministrativamente - per il bene di tutti
Ubaldo Muzzatti prosegue l'analisi teorica delle articolazioni amministrative del territorio indicando elementi di criticità nei tradizionali modelli che privilegiano le città rispetto ai territori circostanti.

CITTA’ e TERRITORIO, QUALCHE DEFINIZIONE

  • La città è un insediamento umano esteso, con concentrazione di popolazione e funzioni, dotata di strutture stabili; un'area urbana che si differenzia da un paese o un villaggio per dimensione, densità di popolazione, importanza o status istituzionale;
  • Un territorio è un’area geografica vasta, soggetta a unica amministrazione o giurisdizione, statale, regionale, comunale, o di altro tipo, su cui insistono – normalmente – più insediamenti umani.

È vero che:

  • ci sono città grandi e piccole e non è possibile fissare parametri univoci per definirle;
  • che anche la città ricade entro un territorio;
  • esistono città piccole che sono capoluogo e altre molto più grandi che non lo sono;

Ai nostri fini – semplificando, ma senza dimenticare i punti precedenti – in FVG consideriamo:

  • città i capoluoghi della regione e delle ex province;
  • territorio i paesi, villaggi, borghi, cittadine (non capoluogo di provincia o regione).
    Non rileva, in questa sede, il titolo amministrativo di città assegnato ad alcuni, in base alle norme.

CITTA’ e TERRITORIO, DIFFERENZE OPPORTUNE (E INEMENDABILI)

Stabilito, schematicamente, quali sono le città e quali i territori, è indubbio che si tratti di realtà:

  • diverse per dimensione, concentrazione di popolazione, edificazione e infrastrutture, spazi, aree verdi e naturali, contenitori e contenuti, …;
  • con problematiche gestionali e amministrative differenti per molti versi;
  • con esigenze di conduzione, di cure e investimenti affatto simili;
  • persino atteggiamenti e mentalità dei residenti, pur formati dagli stessi curricoli scolastici e informati dagli stessi media palesano qualche differenza.

Non di meno le due realtà, città e territorio, sono indissolubili e complementari, reciprocamente indispensabili per la qualità di vita dei cittadini, ovunque residenti.

È interesse di tutti che:

  • la città realizzi, si doti, sviluppi, organizzi, gestisca, offra i servizi, i contenitori e i contenuti che per tipologia e dimensione possono essere localizzati solo in un contesto urbano;
  • il territorio realizzi, si doti, sviluppi, organizzi, gestisca, custodisca, quanto rende possibile la fruizione dell’immenso e insostituibile patrimonio, naturale e prodotto dall’antropizzazione, diffuso sul territorio;
  • in entrambe le realtà si attuino politiche e pratiche amministrative, di erogazione dei servizi, di investimenti e gestionali specifici e, quindi, opportunamente differenziati per alcuni aspetti.

Non è la stessa cosa amministrare (nel senso omnicomprensivo del termine) una città o il territorio e abbiamo bisogno di città e comunità extraurbane gestite in modo ottimale.

STATI GENERALI DELL’ECONOMIA PER IL FRIULI V.G.
Urgente anche per la nostra regione elaborare subito un «piano per la ripartenza» con tre chiare priorità

ImmagineLa Vita Cattolica 17 giugno 2020 - Articolo di Fulvio Mattioni

Come è noto, venerdì 12 giugno hanno preso il via gli Stati generali dell’economia che il premier Conte ritiene punto di partenza e snodo della Fase 3, quella in cui il Paese si gioca tutto. Dureranno ben 10 giorni prendendo l’avvio dalla presentazione del cosiddetto «Piano Colao» che ha fissato l’obiettivo da raggiungere per superare la recessione provocata dal Covid-19.
Quale è?
Creare una «Italia più resiliente a futuri shock di sistema; più reattiva e competitiva rispetto alle trasformazioni industriali e tecnologiche in corso; più sostenibile ed equa per limitare gli effetti degli shock sulle fasce più vulnerabili della popolazione e scongiurare un indebolimento strutturale dei fattori «primari» dello sviluppo (capitale economico, capitale umano, capitale sociale e capitale naturale)».

La «filosofia» del Piano
Colao ha spiegato che il pool di esperti utilizzato per redigere il Piano ha eseguito 200 interviste con esponenti del mondo economico, rappresentanti della Ue e ministri. Ha chiarito, inoltre, che la filosofia del lavoro è che «non si spreca una crisi che può diventare l’occasione unica per trasformare in profondità il Paese” ovvero che è necessario «sfruttare i fondi UE con il coraggio di cambiare il Paese attraverso progetti chiari e ben articolati».

Si mettano a confronto
le proposte del Governo
regionale e
dell’opposizione.
Quest’ultima non sia
aventiniana come nel
caso degli Stati generali
italiani. È riprovevole
sfuggire all’onore/onere
di dire la propria sul
futuro prossimo del
Friuli V.G. privilegiando
l’avvio anzitempo della
campagna elettorale

Punti di forza, di fragilità ed aree di azione
Il rapporto individua 5 «fragilità» italiane che sono:
1) un rapporto debito/Pil tra i più alti dell’area Ocse;
2) un tasso di crescita molto basso;
3) una scarsa efficacia della pubblica amministrazione;
4) una economia sommersa che vale il 12% del Pil e una evasione fiscale pari a 110 miliardi;
5) le disuguaglianze, geografiche, sociali e di genere.
Vengono altresì evidenziati i «punti di forza» e le «aree di azione».
I punti di forza sono: la creatività, il dinamismo, l’imprenditorialità diffusa e orientata all’export, la grande capacità di attrazione.
Infine, le «sei aree di azione» che sono: 1) impresa e lavoro; 2) infrastrutture e ambiente; 3) turismo, arte e cultura; 4) una pubblica amministrazione «alleata di tutti e non nemica»; 5) istruzione, ricerca e competenza e, infine, 6) individui e famiglia.

Una riflessione in 3 punti  

Che cosa possono insegnare gli Stati generali dell’economia e il Piano Colao alla politica del nostro Friuli Venezia Giulia?

Il primo quesito.
Gli Stati generali dell’economia, in realtà, sono Stati generali per la ripartenza complessiva dell’Italia, tradotto: ripartenza economica, certo, ma soprattutto del lavoro e del welfare secondo la nuova impronta data dalla Ue alla ripartenza «inclusiva e solidale».
Gli Stati generali italiani avrebbero dovuto, dunque, rappresentare agli italiani le ricette concrete per la ripartenza: di chi? Del Governo e dell’opposizione, ovvio.
Durata degli stati generali? Tre giorni, il primo dedicato alla proposta del Governo, il secondo a quella delle opposizioni, il terzo per le conclusioni con la scelta del progetto vincente.
Non servono, dunque, Stati generali di approfondimento tecnico già affidato ai tecnici con il Piano Colao.

Secondo quesito.
Cosa dire del Piano Colao? È un lunghissimo elenco di tutti i fabbisogni che l’Italia ha accumulato – e mai affrontato in 30 anni – e che dovrebbero essere risolti secondo una tempistica articolata in 3, 6 e 12 mesi a seconda delle priorità contenute nelle 102 schede di interventi. Redatte da un nugolo di esperti di vari saperi e confezionate, pare, nella solitudine settoriale di ciascuno di essi.
L’esito probabile del Piano? Il raddoppio delle schede. Che fare altrimenti nei 10 giorni dell’evento?
Che serviva, invece?
Poche grandi scelte intrecciate tra di loro (per me: lavoro, giovani e welfare), l’individuazione del costo degli interventi prioritari, l’aggancio stretto con i vari strumenti allestiti dalla Ue.
Perché bisogna tenere conto della finalità concreta di questi ultimi negando spazio alla fantasia o ad interessi estranei alla strumentazione comunitaria.
Un esempio? Le grandi infrastrutture che servono solo ai costruttori ma – nell’esperienza italiana – non alimentano lavoro, economia e società, ma spesso si risolvono in megasprechi e opere incompiute.

Terzo quesito.
Quello che riguarda noialtri, cioè il Friuli Venezia Giulia. È urgente elaborare un «Piano FVG di Ripartenza» cosicché necessita indire gli Stati generali dell’economia e della società del FVG. Evitando di rifare errori, ovvero mettendo a confronto le proposte del governo regionale e dell’opposizione contenenti:
- la filosofia generale (dove vogliamo andare, quale FVG abbiamo in mente, ecc.), le priorità per raggiungerla,
- gli interventi e il loro costo,
- i tempi in cui si articola.
Ma in fretta, entro settembre in modo da poterlo agganciare a quello nazionale.


Invito alla politica del Friuli Venezia Giulia
Come confezionare le proposte facenti parte del Piano FVG di Ripartenza? Partendo dalle opportunità offerte dal pacchetto messo in campo dalla Ue anziché da pletorici e banali elenchi e tenendo conto del fatto che l’ultimo grande investimento messo in campo dalla nostra Regione per il suo sviluppo risale ad oltre 40 di anni fa. E che la rendita su di esso è stata completamente consumata.

Che fare, dunque?
1) indire gli Stati generali dell’economia e del Welfare in Fvg;
2) discutere e scegliere la linea per confezionare il «Piano Fvg di Ripartenza»;
3) elaborare e presentare al Governo italiano tale Piano con l’indicazione delle risorse finanziarie recuperate per avviarlo (emissione di Fvg bonds per la ripartenza e/o garanzie ottenute dalle istituzioni comunitarie) onde anticipare quelle Ue.

Due inviti conclusivi.
Il primo: centrare il Piano nostrano su lavoro, giovani e welfare e non sulle infrastrutture che a nulla servono in mancanza delle persone (attive e inattive).
Il secondo: che l’opposizione non sia aventiniana come nel caso degli Stati generali italiani. È riprovevole, infatti, sfuggire all’onore/onere di dire la propria sul futuro prossimo dell’Italia (e, nel nostro caso, del Friuli V.G.) privilegiando l’avvio anzitempo della campagna elettorale.

Cosa farà nelle prossime settimane la «speciale» politica nostrana, dello «speciale» Friuli V.G.? 



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Il modello che ha fatto scuola, pubblicato su "Il Friuli" del 
ImmagineImmagine

La Repubblica svizzera è per tutti lo stato federale per antonomasia. Lo è ufficialmente dal 1848, ma già dal 1291 alcuni territori della Svizzera centrale, allora dominio asburgico, sottoscrissero il 'Patto eterno confederale' proprio per contrastare lo strapotere dell'Impero. Per evoluzioni successive, prima come Confederazione (aggregazione di Stati che mantengono la sovranità piena) e poi come Federazione (unione più vincolante di Stati che mantengono autonomia in determinate materie) si viene a formare la Svizzera attuale. Paese che è formato da 26 Cantoni (Stati) posti tutti sullo stesso piano (sino alla revisione costituzionale del 2000, di questi 6 erano 'semicantoni'). I Cantoni, tra l'altro, mantengono la potestà legislativa per l'ordinamento delle autonomie locali. Ne consegue che 17 Cantoni hanno degli enti intermedi, i Distretti, che sono in tutto 133. 

La Confederazione
svizzera ha radici nel 1200.
I Cantoni sono considerati
Stati e decidono la
struttura delle autonomie
locali più adatta

In 9 Cantoni, invece, non vi sono enti intermedi, ma solo Comuni. In tutta la Svizzera i Comuni sono attualmente 2.212. Erano 3.095 nel 1960. Sono stati ridotti progressivamente mediante fusioni. Dai numeri si può notare che i Comuni svizzeri hanno mediamente una estensione pari alla metà di quelli friulani e una popolazione inferiore del 30 per cento. I Cantoni stessi (Stati) sono molto più piccoli della Regione Friuli- Venezia Giulia. Si rileva anche la presenza di due Città-Cantone (prive di territorio extraurbano): Ginevra e Basilea. Da notare infine che, come è prassi diffusa negli Stati federali, alla capitale non viene elargito nessun 'bonus' in più rispetto alle altre città e territori e si sviluppa secondo le proprie vocazioni e possibilità. Tant'è che Berna è rimasta solo la quinta città più popolata della Svizzera. 

Struttura amministrativa della Svizzera - Gigillo83, derivated by original of TUBS

FEDERAZIONE SVIZZERA COMUNI CANTONI
Numero 2.212 26
Abitanti medi 3.856 328.077
CANTONE TICINO COMUNI DISTRETTI
Numero 115 8

L'impostazione federale, con l'ampia autonomia in diverse materie dei singoli Cantoni, ha permesso di mantenere integre e sullo stesso piano (nonostante le diverse consistenze demografiche) le 4 comunità linguistiche ufficiali: tedesca, francese, italiana e romancia (ladina) e la protezione di almeno altre 4 parlate minoritarie (walser, lombardo, arpitano, svizzero tedesco). Il Cantone Ticino è il più meridionale della Svizzera, la lingua ufficiale è l'italiano: "il Cantone Ticino è una repubblica democratica di cultura e lingua italiane" recita l'articolo 1 della Costituzione cantonale. È uno dei 17 in cui sono presenti i Distretti. Il Canto- ne Ticino conferma le consistenze medie già viste per la Svizzera intera. Si noti invece l'ampia forcella, tra il minimo (5.767) e il massimo (152.203) delle popolazioni residenti nei Distretti. I fenomeni demografici, calati nei vari ambiti territoriali non sono coercibili entro parametri omogenei. Bisogna accettare che ci siano, nella stessa categoria, realtà di dimensione non equiparabili



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La soluzione dei Distretti. Articolo pubblicato su "Il Friuli" del 19 giugno 2020.
Il Friuli del 19 giugno 2020 - Articolo di Ubaldo Muzzatti

L'Austria dopo la seconda guerra mondiale si è costituita in forma di Repubblica federale. E, seppure con qualche differenza, ha adottato anche per le autonomie locali il modello federalistico renano–danubiano tedesco. La repubblica austriaca è costituita da 9 Länder (Stati), di cui 8 territoriali e una Città-stato (Vienna). I Länder sono articolati in 84 Distretti (Bezirke), distinti in 79 Distretti territoriali (aggregazione di più Comuni) e 15 Città statutarie, ovvero enti costituiti dai soli centri urbani maggiori (Vienna, Graz, Salisburgo, Klagenfurt…) in cui si sommano ruolo e funzioni del Comune e del Distretto e gli organi istituzionali coincidono. Anche in Austria, dunque, vige la separazione amministrativa tra le città (grandi) e gli abitati minori, superando del tutto l’anacronistica e deleteria dipendenza del territorio extraurbano da un capoluogo cittadino, vecchio modello centralistico francese, replicato in Italia con le Province.

Anche in Austria
le amministrazioni
cittadine sono distinte
da quelle del territorio.
Per garantire anche i
piccoli Comuni ecco gli
enti che aggregano
zone omogenee

I Comuni austriaci sono 2.357. I Länder austriaci sono mediamente, per popolazione ed estensione, abbastanza simili ai dati della Regione Friuli Venezia Giulia. I Comuni hanno quasi esattamente la stessa estensione, ma quelli austriaci hanno mediamente meno abitanti di quelli friulani, eppure i municipi restano aperti in ragione del fatto che molti servizi sono erogati dall’ente intermedio: il Distretto. Quest’ultimo, invece, non ha affinità alcuna con le nostre ex Province: ha circa un terzo degli abitanti e la metà del territorio. La compattezza e l’omogeneità del Distretto lo rende più incisivo e maggiormente accettato e condiviso dalla popolazione residente.  .

Prendendo in considerazione la realtà a noi più vicina, in Carinzia ci sono 8 Distretti territoriali (aggregazioni omogenee di comuni) tra cui Klagenfurt Land e Villach-Land (le Unioni dei comuni attorno alle due città, ma senza di esse!) e 2 Città Statuarie, appunto Klagenfurt e Villach. Niente ‘conurbamenti’, nessuna città dei 100.000 e 150.000 e nessun territorio amministrato dalla città. Non ci sono mai state le Province di Klagenfurt e Villach. Si notino, poi, le ampie forchette dei residenti nei vari distretti e l’altrettanto ampia forchetta del numero di Comuni aggregati. Ovviamente di un solo Comune sono le Città Statutarie.

Il Municipio di Klagenfurt

LAND DELLA CARINZIA COMUNI DISTRETTI
Numero 112 10 (8 + 2 urbani)
Abitanti medi 4.235 55.900
Minimo e massimo abitanti da 18.000 a 95.000
Numero Comuni per Circondario da 1 a 33 (media 13)

ISTITUZIONI IN AUSTRIA ABITANTI MEDI
Comune 3.775
Distretto 105.928
Land 988.667
Stato 8.898.000
Allegati:
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Separazione tra città e territori: la Germania. Articolo di UbaldoMuzzatti pubblicato su "Il Friuli" del 12 giugno 2020

Il municipio di AmburgoLa Germania, uscita sconfitta dalla Seconda guerra mondiale, si è data una struttura federale. A tutti i livelli: non solo lo Stato, ma anche gli enti locali hanno un’impostazione federalistica.
La Germania, dunque, è una federazione di 16 Stati (Länder) di cui 3 Città stato, ovvero prive di territorio extraurbano: Berlino, Amburgo e Brema. Quest’ultima con 660.000 abitanti è il più piccolo Stato federato.
Già questa è una particolarità molto interessante che potrebbe essere considerata anche in Italia. Si pensi alla capitale che per ruolo e dimensione (quasi tre milioni di abitanti) potrebbe essere una città autonoma come Berlino; oppure a Venezia e a Trieste che, per motivi diversi, sono tutt’altro rispetto alle Regioni di cui sono capoluogo.
Solo nei 4 Länder più grandi e popolati, tra cui la Baviera, sopravvive un’istituzione paragonabile alle nostre Province chiamata Distretto governativo (Regierungsbezirk). Mentre in quelli minori non sono mai stati istituiti e in molti altri sono stati aboliti negli ultimi anni. In tutti gli Stati federati, invece, con l’ovvia esclusione delle Città stato, sono presenti i Circondari (Landkreis o Kreis), ovvero unioni/federazioni di Comuni che si situano tra questi ultimi e il Länd e sono preposti all’erogazione di quei servizi e alla realizzazione delle infrastrutture che le municipalità, soprattutto le piccole, non riuscirebbero ad assicurare con efficacia e in economia.

L’architettura istituzionale
della Germania è convintamente
federalista a tutti i livelli, perché
c’è la consapevolezza che i grandi
centri urbani e la campagna
hanno esigenze diverse

Con l’impostazione federalistica di questi enti intermedi (di area omogenea più che vasta) si assicura un governo territoriale bottom-up dal basso all'alto e non top-downdall'alto al basso che è tipico dei sistemi centralistici.

Un’altra interessante particolarità (di cui nessuno parla in Italia e in Regione) è costituita dalla distinzione amministrativa tra territorio e città. I 438 Circondari presenti in tutta la Germania sono suddivisi tra 295 Circondari rurali (unioni di più Comuni) e 143 Città extracircondariali che coincidono con il solo centro urbano e non hanno possibilità di ingerenza nell’amministrazione dell’ambito extraurbano: la città ai cittadini, il territorio a chi vi risiede e vi opera!

La Germania, che ha abolito quasi ovunque i Distretti governativi (Province) e ha più che dimezzato gli originali 24.476 Comuni (compresi quelli dell’ex Ddr) riducendoli (mediante fusioni) a 10.848, mantiene una separazione amministrativa netta tra città e territorio. Ciò deriva dal riconoscimento che i grandi centri urbani e i centri minori sparsi sul territorio hanno struttura, problematiche ed esigenze differenti e che, quindi, per il governo ottimale di tutto il territorio, è bene distinguere e separare le rispettive amministrazioni.

Germania e TuringiaPer schematizzare l’articolazione amministrativa vigente in Germania, riportiamo i dati relativi alla Turingia, uno dei Länd più piccoli (a parte ovviamente le 3 Città stato sopracitate). Si notino la bassa media di abitanti per Comune (meno di metà rispetto a quelli della nostra Regione) e il conseguente alto numero dei municipi che possono essere mantenuti aperti, quale presidio del territorio, solo in ragione del fatto che i servizi più gravosi sono forniti dai Circondari. Questi ultimi sono 17 territoriali più 6 Città extracircondariali, tra queste Suhl di soli 38.800 abitanti (poco più di Gorizia, che ne ha 34.017).

LAND TEDESCO DELLA TURINGIA COMUNI CIRCONDARI
Numero 936 23 (17+6 urbano)
Abitanti medi 2.494 101.521
Minimo e massimo abitanti da 38.000 a 205.000
Numero Comuni per Circondario da 1 a 80 (media 40)

Allegati:
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