Non ci resta che piangere?
La tornata elettorale europea prospetta lo scenario peggiore per l’Italia: il logoramento ulteriore dei difensori dell’attuale configurazione comunitaria, il congelamento dell’arrembaggio “sovranista”, l’ulteriore declino del pensiero progressista (socialista, socialdemocratico, laburista), l’incognita della Brexit.
Perché peggiore?
Perché l’incognita Brexit lascia inalterati i timori italiani per i nostri lavoratori lì attivi e per il significativo flusso commerciale in essere.
Perché il dimagrimento del peso progressista affievolisce il tema del lavoro che, invece, è centrale per le giovani generazioni nostrane.

Dopo le tante proiezioni sulla consistenza (o inconsistenza) del Pil italiano del 2019, c’è un dato congiunturale reale. Il numero magico? Più 0,1%.

E’ la variazione tendenziale che si ottiene rapportando il valore del Pil del primo trimestre 2019 a quello del primo trimestre 2018. In valori assoluti, l’incremento è pari a 269 milioni di euro cosicché il Pil prodotto nel primo trimestre di quest’anno vale 404,1 miliardi di euro. La variazione congiunturale, invece, è stata pari allo 0,2%.

Bypassando le quisquillie, ricordiamo che le variazioni congiunturali sono poco significative perché confrontano periodi in cui si svolgono attività diverse per il loro carattere stagionale (pensiamo al turismo marino, montano, al settore primario o, infine, all’edilizia). E che l’essere in recessione tecnica o meno dipende, spesso, da un solo decimale dal valore miserrimo.

capacità di protesta, tantomeno di proposta. Esiste, eppur non si muove. Chi? La classe dirigente friulana. Rispetto a cosa? Alla proposta, datata 4 ottobre, di realizzare una Conferenza per il rilancio del Friuli entro la fine dell’anno. Unica eccezione, la disponibilità manifestata dal segretario del Patto per l’Autonomia.

Serve una
Conferenza
per fare fronte
al tracollo
economico e
per impedire
che i giovani
se ne vadano
all’estero per
sempre

Perché è vitale e urgente dar vita a una Conferenza per il rilancio del Friuli? Per due ottimi motivi.
Primo, fronteggiare lo shock patito dalla sua economia (il reddito è calato dell’11,2%) nel periodo 2008-2018 trascinato verso il basso dal tracollo della provincia di Udine (meno 16%) e dell’occupazione industriale (meno 25,1%). Situazione inquietante? Giudicate da voi. La provincia di Trieste cresce del 2,3%, il Nordest (senza Fvg) è prossimo alla crescita zero, il dato medio italiano -5,7%, il Mezzogiorno d’Italia -11,2%.
Secondo, raccogliere tutte le persone (forti, libere, che amano il Friuli) e le forze (politiche, amministrative, sociali, civiche) che vogliono rilanciare il Friuli e, così facendo, consentire anche l’inserimento lavorativo e sociale dei nostri giovani che scelgono, sempre più numerosi, espatri senza ritorno. Giovani - etichettati come impreparati dalle imprese nostrane e/o esosi perché riottosi ad accettare uno stipendio inferiore alla soglia di povertà - che quando vanno all’estero, invece, sono molto apprezzati sia per i loro curriculum scolastici sia per l’impegno lavorativo. In questi anni l’area triestina, grazie alla compattezza (trasversale) di tutti i suoi rappresentati, è riuscita a conquistare una chiara vocazione nazionale e internazionale e, con essa, una prospettiva di crescita di lungo periodo.
La classe dirigente friulana del nuovo millennio, invece, ha vissuto di rendita sui successi ottenuti dal ‘Modello Friuli’ e sul suo apprezzamento unanime, ma il tesoro di stima ereditato è stato tutto dilapidato.
Serve, allora, una nuova ‘visione’ per il Friuli capace di farsi carico di progettare una rinnovata identità, una specializzazione per la società e l’economia friulana e il superamento delle divisioni interne all’area. La raccolta dei fabbisogni e delle aspirazioni dei vari territori che compongono l’area e il confezionamento di un obiettivo comune di rilancio sono il lievito di un nuovo modello Friuli e il fine della Conferenza. Il sindaco di Udine commentando i dati visti poc’anzi in occasione di un recente convegno ha detto che se fossero veri sarebbero inquietanti. I dati sono veri e la situazione è davvero inquietante. (Il Friuli)

Allegati:
Accedi a questo URL (https://www.rilanciafriuli.it/doc/2019/IlFriuli-18ottobre2019.pdf)IlFriuli-18ottobre2019.pdf[Il Friuli 18/10/19]0.2 kB

Tra pochi giorni si vota per le elezioni europee e la politica nostrana presenta l’evento come un voto pro o contro l’Europa.

A favore dell’Europa se ritenuta amica o contro se nemica.

Amica perché baluardo contro le correnti sovraniste o nemica perché impedisce al BelPaese una (storicamente infausta) politica autarchica. Chi ha ragione ed è proprio così?

I numeri ci salvano dalle mistificazioni. Nel 2002 l’Italia ha sottoscritto il trattato di Maastricht impegnandosi a raggiungere, nel tempo, il rapporto del 60% tra il suo debito pubblico ed il proprio Pil. Al tempo era pari al 101,9%, nel 2007 è passato al 99,8%, nel 2009 al 112,5% a causa della crisi, è salito al 129% nel 2013 e raggiunto il 132,2% nel 2018.

La Vita Cattolica 31 luglio 2019Nell'intervista a "La Vita Cattolica" del luglio 2019 si interviene su questi temi

  • il punto sulla situazione socioeconomica del nostro Fvg?
  • Interventi sulla stampa del Presidente della Regione
  • Cosa vuol dire? La crescita economica c’è o non c’è?
  • Le economie concorrenti, Nordest in primis, che risultati hanno ottenuto?
  • Quanto vale la fetta di economia persa?
  • una economia ed una società con sempre meno giovani 
  • L’autonomia speciale del Fvg può essere di aiuto per rilanciare lo sviluppo e risolvere la questione friulana?
  •  Quali i due passi più importanti da fare da parte della politica regionale?

Quest’anno il prodotto interno lordo del Friuli-Venezia Giulia – secondo le elaborazioni di Confindustria – aumenterà solo dello 0,3% in termini reali (+0,1% in Italia), in deciso rallentamento rispetto al 2018 (+1,1%), ma in crescita di due decimi di punto rispetto alle stime di tre mesi fa. L’andamento del Pil risulterebbe in lieve accelerazione nel 2020, con un +0,8%. «Conforta il segno più per il nostro territorio – sottolinea Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria Udine –. Lavoro, inclusione giovani, infrastrutture sono gli elementi essenziali; assieme a una detassazione e decontribuzione dei premi di produzione per i contratti di secondo livello aziendale sono gli elementi su cui lavorare anche in sede politica ». Come vanno interpretati i dati previsionali di una crisi che per taluni studiosi è una vera e propria recessione anche in Friuli-Venezia Giulia? Lo abbiamo chiesto all’economista Fulvio Mattioni.

Confindustria Udine spera in un Pil in crescita dello 0,3% per l’anno in corso: cioè un valore triplo di quello indicato nei documenti di programmazione della Regione Fvg (0,1%). La crescita economica c’è o non c’è?

«In economia – come nella vita, del resto – non si ricomincia mai dal nulla ma dalla situazione, positiva o negativa, ereditata dal passato prossimo. Nel periodo 2008-2013 l’economia del Fvg ha perso l’11% del suo valore aggiunto e, tenendo conto degli effetti positivi ottenuti durante la ripresina 2014-2018, si ha che l’eco- Q lavoratori più giovani e rassegnarsi alla loro fuga verso l’estero».

Quindi un’economia ed una società con sempre meno giovani…

«Sì, per cui significa anche rassegnarsi al fatto che il contemporaneo invecchiamento della popolazione lasci sempre più scoperta la componente anziana rispetto al soddisfacimento dei suoi fabbisogni di welfare. Come l’esperienza dei tagli alla sanità regionale (meno posti letto, meno giorni di degenza, ecc.) negli ultimi dieci anni ci insegna».

La “questione friulana” che lei pone in che cosa consiste?

«Il motivo della decrescita infelice del Fvg nell’intero periodo 2008- 2018 è la perdita dell’11,2% del valore aggiunto prodotto dall’economia della provincia di Udine e la perdita del 5,4% del valore aggiunto di quella di Pordenone. Perdita imputabile alla crisi manifatturiera ed edilizia, ovvero della specialità produttiva nostrana, ma – soprattutto nel caso della provincia udinese – anche al calo demografico, ad una minore presenza di lavoratori immigrati e all’espatrio dei nostri giovani. Vi sembra che una crescita del reddito dello 0,1% - anche se fosse realistico - possa compensare il salasso patito?».

L’autonomia speciale del Fvg può essere di aiuto per rilanciare lo sviluppo e risolvere la questione friulana?

«Certo, altrimenti l’autonomia è solo privilegio e spreco come pensano le Regioni a statuto ordinario. Nel nuovo millennio, però, l’autonomia del Fvg ha ignorato economia, imprese, lavoro e giovani, concentrandosi su opere infrastrutturali, interventi fuori scala e regalie allo Stato che hanno comportato esborsi di miliardi di euro sottratti allo sviluppo dell’economa e del lavoro».

Qualche esempio?

«L’ampliamento della terza corsia a carico del Fvg, il Protocollo Tondo- Tremonti, che regala allo Stato soldi che si aggiungono a quelli dati per il risanamento della finanza pubblica italiana, spese sostenute per il Comparto unico a fronte di un decentramento mai attuato, la trasformazione di Friulia da finanziaria di sviluppo a holding speculativa (in perdita), la pubblicizzazione delle perdite di banca Mediocredito Fvg, la presa in carico della sanità a fronte di un prezzo per il suo mantenimento rivelatosi inadeguato».

La politica regionale, secondo un economista, come dovrebbe cambiare rotta?

«I passi sono due. Il primo consiste nel recuperare importanti risorse al bilancio regionale. Ponendo fine agli esborsi derivanti dal Protocollo Stato- Regione Fvg del 2010, ricontrattando i costi della sanità del Fvg con lo Stato per adeguarli alla nostra situazione demografica, facendo pagare allo Stato i costi di ampliamento della terza corsia della A3 di cui è proprietario, adeguando le finanziarie pubbliche all’esigenze di avere più imprese e più lavoro». Il secondo passo? «Riconoscere che esiste una “questione friulana” da affrontare con un progetto “rilanciaFriuli” – da finanziare in parte con le risorse recuperate al bilancio regionale e in parte cofinanziato dallo Stato – riprendendo una identità ed una collocazione nazionale e internazionale all’area friulana, come è già stato fatto, con indubbio successo, per l’area triestina ».

Francesco Dal Mas

Allegati:
Accedi a questo URL (https://www.rilanciafriuli.it/doc/2019/VC20190731_3_IntervistaMattioni.pdf)VC20190731_3_IntervistaMattioni.pdf[Intervista a Mattioni 31/07/2019]0.2 kB
Accedi a questo URL (https://www.rilanciafriuli.it/doc/2019/Vitacattolica-26-07-2019.pdf)Vitacattolica-26-07-2019.pdf[La Vita Cattolica Luglio 2019]0.2 kB