Colpa della politica? chiede un esponente dell’associazione Alfieri della libertà sul Messaggero Veneto del 10 agosto.

No, si risponde, perché delegittimata da Tangentopoli. Non dalle tangenti prese dai politici. Messa in cattiva luce dai mass-media che amplificano tutti i casi di malaffare.

Ma è così anche negli altri Paesi, ciò che fa diversa l’Italia dagli altri Paesi è che da noi i condannati non lasciano la politica ed hanno i mezzi per convincere l’opinione pubblica che è colpa dei giudici. E’ colpa dell’Unione Europea che frena la spesa pubblica l’intervento pubblico italiano (sic!), è colpa dei corpi intermedi in crisi, è colpa anche dell’estinzione dei partiti ideologici. La morale? Colpa di tutti, colpa di nessuno. La ricetta per il futuro?

Mentre il presidente della Regione Fvg pensa ad un muro per arginare il fenomeno (europeo) della rotta balcanica, il suo vicepresidente pensa di lanciare la questione settentrionale!

Due pensate che spiegano l’etichetta di “rivoluzionari del buon senso” che l’attuale maggioranza politica nostrana si è scelta per rappresentarsi. Insomma, hanno rivoluzionato il buon senso girandoci attorno ed imboccato il senso contrario!

Si rileva, infatti, che in tema di immigrazione abbiamo un ministro competente in vulcanica attività mentre la Regione Fvg non ha alcuna competenza, tantomeno il suo presidente. Dichiarando di “non vedere” un Friuli statico, inoltre, il suo vice guarda oltre il Friuli sognando una improbabile “alleanza politica” con la regione Lombardia e Veneto. Per fare cosa?

Quale è il problema più grande che ha di fronte il tuo Paese?
Pensi che il picco della Grande Crisi sia stato superato?
Sono due belle domande poste ai cittadini dei 28 Paesi della UE dal Servizio comunitario che indaga la pubblica opinione e che ne rendiconta le risposte. La più frequente dopo aver scelto tra una dozzina di problemi rappresentati?

La disoccupazione, chiamata in causa dal 23% degli intervistati complessivi. E’ tanto, è poco? Il dato menzionato è, al tempo stesso, tanto per alcuni Paesi e tanto poco per altri. Nel gruppo dove il problema è percepito in modo grave troviamo la Francia (con una valore del 38%), la Croazia (43%), l’Italia (49%) e, infine, la Spagna e la Grecia (al 52% entrambe). Per questo quintetto di Paesi la disoccupazione, dunque, è “il” problema.

Al contrario, però, vi è un gruppo nutrito di Paesi costituito da Olanda (2%), Cechia (4%), Svezia (4%), Danimarca (5%), Germania (6%), Polonia (9%), Regno Unito (11%), Ungheria (11%), Irlanda (13%), Belgio (13%), Bulgaria (15%) per i quali il problema è assai marginale.

La stima Istat del Pil relativa al 2° trimestre del 2019 frantuma le speranze (infondate) di una economia italiana in movimento confermando i timori di stagnazione o decrescita. E, a cascata, peggiorano quelle per il 2020.

Cosa dice, infatti, la stima del Pil?

Che il dato tendenziale del primo trimestre 2019 (rispetto, quindi, al primo trimestre del 2018) registra un calo di 240 milioni (pari a -0,059%) e che il dato tendenziale del secondo trimestre 2019 (rispetto all’analogo periodo del 2018) rendiconta una perdita di 182 milioni (-0,045%). Mettendo a confronto l’intero primo semestre del 2019 con quello del 2018, dunque, si sono persi oltre 400 milioni scendendo da 807,9 miliardi a 807,5 (-0,1%). Significa che la previsione del Def italiano di un +0,1% per il 2019 appare essere sempre più una scommessa e che non ci si può giustificare equiparando la debole crescita europea all’arretramento nostrano. Quale è la scommessa?

Un tema che è stato capace di dare adeguata visibilità nazionale al nostro Fvg?

Il muro fedrighiano.

Mentre il ministro competente è preoccupato per le orde di immigrati sbarcati in Italia, il presidente della nostra Regione deve essere addirittura terrorizzato cosicché propone la costruzione di un muro capace di farci godere della sensazione di sicurezza provata nella lontana epoca dei castellieri (la preistoria si ripete?).

Sentimenti condivisibili o fifonite maliziosa?

A voi la risposta forti della conoscenza dei numeri ministeriali sugli immigrati sbarcati negli ultimi 3 anni. Nel periodo compreso tra il 1° gennaio e l’8 luglio, si ha che nel 2017 (in poco più di sei mesi, dunque) sono stati 85.207, 16.935 nel 2018 e 3.073 nel 2019.

La quota di migranti approdati in Fvg? Poche decine.

Sottaciuti e non fronteggiati con politiche regionali di contrasto, invece, sono temini quali il perdurante calo demografico, la fuga dei nostri giovani all’estero e, più in generale, la crisi dell’economia del Fvg (+0,1% il Pil stimato per il 2019, ma è più probabile che sarà negativo) e della provincia di Udine in particolare. Priorità assenti anche nelle scelte di spesa contenute nelle imminenti variazioni di bilancio del Fvg?

Non ci resta che piangere?
La tornata elettorale europea prospetta lo scenario peggiore per l’Italia: il logoramento ulteriore dei difensori dell’attuale configurazione comunitaria, il congelamento dell’arrembaggio “sovranista”, l’ulteriore declino del pensiero progressista (socialista, socialdemocratico, laburista), l’incognita della Brexit.
Perché peggiore?
Perché l’incognita Brexit lascia inalterati i timori italiani per i nostri lavoratori lì attivi e per il significativo flusso commerciale in essere.
Perché il dimagrimento del peso progressista affievolisce il tema del lavoro che, invece, è centrale per le giovani generazioni nostrane.