La nuova maggioranza politica italiana è davvero così improbabile rispetto a quella che si è appena squagliata? Vi sono speranze che il nuovo governo faccia meglio di quello precedente?

Al netto del politichese credo che bisogna rispondere con un no al primo quesito e con un sì al secondo. Vediamone i perché.

Dal versante della rappresentanza politica di tipo territoriale era evidente la stridente contrapposizione di interessi tra il Nord leghista ed il Sud pentastellato. Come trovare un equilibrio tra la richiesta di pagare meno tasse avanzata dal Nord assieme a quella di una ampia autonomia alle regioni leghiste e l’ingente richiesta di Welfare proveniente dal Sud? Meno entrate nelle casse dello Stato e più autonomia al Nord, infatti, comportano di limitare la redistribuzione del reddito operata dallo Stato attraverso la spesa pubblica accentuando il già consistente divario esistente tra un Nord molto più sviluppato ed un Sud sempre più povero, disoccupato e scoraggiato.

Il rapporto con l’Europa? Obbligatorio rompere con essa per poter ignorare i vincoli di bilancio sottoscritti con l’entrata nell’Unione Europea per gli specifici interessi di politica internazionale leghisti. Insomma, la vecchia maggioranza è stata ottenuta mettendo assieme cani e gatti mentre dal versante numerico aveva all’incirca la stessa consistenza di quella attuale.

Non dimentichiamo, inoltre, che la disciolta maggioranza si era resa necessaria dopo il grande rifiuto del Pd. Dal versante dei valori e dei programmi, peraltro, si può aggiungere che quella in essere sia più coesa perché la perdita di elettori pentastellati e del Pd è andata a scapito delle loro rispettive ali destre.

Perché sì alla seconda domanda posta in premessa? Beh, per almeno tre motivi.

Il primo, e più importante, è che l’aver evitato lo scontro frontale con la UE ci preserva dalle inquietanti incognite che incombono sulla Brexit.

Il secondo è la speranza di poter superare la stagnazione di quest’anno già nel 2020 ponendo l’accento sulle politiche del lavoro e sul blocco degli espatri senza ritorno dei nostri giovani.

Il terzo è che si possa finalmente distinguere tra la politica dell’immigrazione (necessaria alla crescita italiana visto la denatalità nostrana e il calo della popolazione in età lavorativa) e la politica dell’accoglienza, da ridiscutere e concordare con l’Europa.

Rimpianti?

Un esempio concreto del “nulla al potere” leghista è quello offerto dal governo regionale del Fvg mentre il Friuli soffre una profonda recessione.